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Mente, diaframma, corpo

Negli ultimi anni lo studio ultra trentennale del Tai Chi e del Qi Gong della International Tai Chi Chuan Association, scuola fondata dalla ...

28 August 2026

Sulla schifosità dell’intolleranza

​La razza umana è intollerante. L’intolleranza è un cancro che pervade il mondo. Ognuno si forma “solidi principi” e li usa come un’arma. I videogiochi si basano sul continuo livellare il nostro personaggio e ad ogni livello le armi diventano sempre più potenti. Lo stesso accade per l’intolleranza umana. Un tempo questa era macroscopica: i neri erano diversi, si cercava di dimostrare che la loro intelligenza era più simile a quella degli animali che a quella uomo bianco. Sì all’uomo perché la donna era meglio non votasse o era meglio restasse in casa con altre donne. Intolleranza è pestilenza che ha pervaso tutto il mondo per millenni. In Mauritania la schiavitù è stata annullata nel 2012! Gli indiani hanno ancora le caste e una di queste caste sono gli ”intoccabili”, gli indiani sono enormemente intolleranti e razzisti.

​L’omosessualità era un reato punibile con la galera e in molti paesi è ancora un reato. Tutti i paesi dove è un reato sono intolleranti.

​Ricordate in Italia l’intolleranza del popoli del nord contro i meridionali? O dei tedeschi contro italiani o turchi?

​L’intolleranza è un cancro che muta, si trasforma, cambia obiettivo: ieri era il terrone, oggi è il musulmano. Gli israeliani sono così intolleranti che sparano ai bambini perché i palestinesi non sono esseri umani. Per l’intollerante, la sua intolleranza è una cosa normale, anzi sana: per un romanista, un laziale è un essere “diverso”, se becca un laziale di notte, magari lo “spranga”.

​L’intolleranza si trasforma, la vittima di ieri è il carnefice di oggi: tanti “terroni” poi diventavano peggio dei loro aguzzini e così è stato con la cultura “woke”, e assistiamo a forme di razzismo al contrario. Si arriva a sbandate estreme: donne che vogliono l’estinzione degli uomini, sinistra contro destra e destra contro sinistra. Si arriva a teorizzare che l’assassinio in certi casi va persino bene e, purtroppo, la sinistra è persino peggio della destra: l’assassinio di Charlie Kirk insegna.

​La pandemia è stata l’apoteosi dell’intolleranza, portata fino alle sue estreme conseguenze.

​L’intollerante non si scusa mai e mai ha dei pentimenti. Qualcuno ha consapevolezza della sua intolleranza verso i Russi o verso gli Iraniani? Ormai è certo che il dramma delle Torri gemelle fosse stato usato per creare odio verso il mondo musulmano e per anni abbiamo sostenuto guerre terribili contro questi popoli. E guarda caso uno dei più feroci leader accusati di terrorismo all'epoca è ora presidente della Siria, sdoganato e con il pieno appoggio degli USA.

​L’intollerante è senza consapevolezza, ma può diventare astuto. Donne degli Stati Uniti si stupiscono perché le italiane vanno in spiaggia con costumi a due pezzi. Da loro anziane e grasse sono costrette ad indossare un pesante costume intero. Siamo più tolleranti di loro? No, appena vediamo una donna non depilata ecco che il muro della nostra intolleranza si alza immediatamente. Una recente foto pubblicitaria di un uomo mezzo nudo con evidente peluria sotto le ascelle ha creato un feroce dibattito sul fatto se non fosse il caso che si depilasse. Pensate se fosse stata una donna!

​PS

Essendo vecchi scusate l’uso di termini non corretti che ho usato come neri, gay, grasse, vecchio.

18 August 2026

Un mondo senza vecchi

 

"Le teorie del complotto, anche le più estreme, sono ormai essenziali per capire la realtà e la storia è una manipolazione continua della stessa. La guerra in Iran, quella in Ucraina, la pandemia, Gaza, gli Epstein files, sono il grande inganno, evidente sotto gli occhi di tutti o almeno di quelli che vogliono guardare.

Sul banco degli accusati, la filmografia, soprattutto quella hollywoodiana, e Netflix. La manipolazione delle menti sin dalla più tenera età.

La serie per ragazzi, “Uno splendido errore”, è un esempio interessante. Quest'estate ne ho visto la prima stagione, cercando di capire perché abbia avuto successo, mentre l’avevo scartata alla sua uscita due anni fa. L'ho comparata ad un'altra serie Netflix coreana, “Our sticky love**”**, e alla lettura dell’Odissea. La famiglia Walter è composta da 10 e più ragazzi, genitori che sono più che altro dei fratelli maggiori che vivono in un ranch nel Colorado. M’ha colpito l'assenza di vecchi, a parte una svampita che vince ad un'asta di beneficenza una serata con il belloccio Cole, uno dei tanti Walter.

Il contrasto con il libro l’Odissea (il film devo ancora vederlo) è stridente: qui c'è un fitto e continuo dialogo con il sacro; cene e pranzi dove cantori e convitati raccontano le gesta degli eroi. Esiste un dialogo continuo che porta alla sventura o alla riuscita se c'è comprensione dello svolgimento della realtà. I Walter sono abbandonati a loro stessi e decidono la loro vita in base ai loro impulsi variabili. Lo show coreano si pone tra i Walter e Ulisse. Da una parte la micidiale realtà di Seul che snatura chi ci vive e dall’altra un fiabesco villaggio rurale, dove i due giovani scappati dalla grande snaturante e cattiva realtà della folle metropoli, si ritrovano in una rete di relazioni sane dove esistono ancora generazioni a “confronto”. La differenza fra il villaggio del Colorado e quello coreano è netta: assenza e presenza di saggezza.

Nella storia dei Walter la spiritualità è soppressa. Quando ero ragazzo, venne mossa una pesante accusa ai nostri “padri”: la falsità dei loro ideali piccolo-borghesi coperti da una religiosità di facciata per alcuni, o dalla pura materialità per altri, senza Spiritualità. Questo movimento di contestazione fece paura e fu abilmente inglobato in una manipolazione continua: ti elimino il dialogo spirituale, ti do tante cose materiali con cui puoi riempirti la vita. Sii appagato, ma lasciami fare le mie guerre, lasciami divorare il pianeta, non immischiarti."

09 August 2026

Elena e Menelao

L’Odissea è un incessante dialogo fra essere umano e dèi. Il punto fermo è il continuo rimembrare dell’eroe dell’esistenza dell'elemento spirituale: attraverso l’interazione, il dialogo, l'ascolto della divinità di turno, l’eroe riesce ad affrontare e superare i molteplici perigli che invece bloccano il comune mortale.

Un perfetto esempio lo troviamo nel capitolo quattro: Menelao, di ritorno da Troia, è disperato perché si trova con navi e uomini bloccato sull’isola di Faro. La disperazione smuove l'umano dal suo piedistallo e lo porta a cercare aiuto. Menelao inganna e blocca una divinità del mare, Proteo, per ottenerne consiglio.

Per entrare in contatto con Proteo, Menelao deve immobilizzarsi ed entrare nella pelle di una foca. Fa Acqua, scende, si acquieta, muta forma. È il classico viaggio negli inferi che ogni eroe compie: Ulisse, Enea, Dante. Il non eroe — Achille, Agamennone, Ettore, Paride, ma l'elenco è lunghissimo e arriva sino ai nostri giorni — non ne è capace, non sa fermarsi, non sa "tornare indietro". Conosce solo l’azione, non ha l'intelligenza necessaria a comprendere la "non azione". Questa divinità non si concede a un comune mortale e Menelao deve dimostrare di essere degno del dialogo; deve restare fermo nel suo intento mentre la divinità cerca di sfuggirgli mostrando le sue molteplici forme: legno, acqua, fuoco, metallo e Terra. L’eroe è completo e centrato durante l'incessante mutare delle forme della vita.

Una volta entrati in contatto con lo Spirito, tutto diviene facile e Menelao ottiene tutte le risposte alle sue domande: viene a conoscenza della morte del fratello Agamennone, dell'esilio di Ulisse e che deve tornare in Egitto e offrire quei sacrifici alle divinità che aveva totalmente dimenticato alla sua prima partenza. Torna indietro e questa volta, in breve, arriva a casa sano e salvo. Il sacrificio agli dèi è il momento “meditativo” che distingue l’eroe dal comune mortale. Da notare l'aspetto del ”tornare indietro”. L’eroe lo fa. Vediamo mai un tornare sulle proprie decisioni e scelte errate di scienziati e politici dopo la pandemia o guerre? No, mai, perché fra questi potenti di turno non esistono eroi.

I poemi omerici vogliono mostrare la differenza fra eroi e comuni mortali. Nello stesso capitolo quattro, la moglie di Menelao, Elena, si mostra eroe quando riconosce i suoi passati errori e compie un'azione meditativa e di cura sugli ospiti, che in quel momento erano tristi e straziati nel raccontare le tante vite perse nella guerra di Troia. Dà loro il Nepente, una pozione che fa entrare i suoi ospiti in contatto con lo Spirito, andando oltre i tormenti dell’ego. Durante gli anni di esilio ha studiato la scienza delle erbe e della cura con una maestra, Polidamna.

L’eroe si cura degli altri.