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Mente, diaframma, corpo

Negli ultimi anni lo studio ultra trentennale del Tai Chi e del Qi Gong della International Tai Chi Chuan Association, scuola fondata dalla ...

18 July 2013

About martiality

During past century last decades, Yang family talked about martial and civil aspects: in Tai Chi Chuan there must be both aspects, and/and, not or/or.
We can think civil aspect as the cure of the person, nowadays we could call it wellness, wellness cure.
If this and/and had been understood by martial arts, we would not have so many ex martial artists, or sportsmen, physically hurt,  they would have considered their own and their students’ health, avoiding exceeding trainings, useless and harmful.
On the other hand, many Qi Gong and Tai Chi forms in these last decades have become only wellness techniques, but they do not bring all the possible advantages in the practitioners lives.
It is true that medical researches clearly state that these two disciplines are healthy and many diseases are relieved by them, but still something is missing and, specially, an improvement of psychic health is missing. Many practisers, many teachers, have no advantages and psychologically they remain primitives, only involved by their narcissistic ego; once we could have called it napoleonic, today we could say berlusconic. Napoleons always fall down
This scarcity of personality is due to the lack of martiality.
What did Yang family mean with martiality? For sure not going around beating people, this kind of martiality is the only one known to mankind who have been killing each other for thousands years with any mean, devastating wars, tragedies between single persons, fightings inside families. Yang family masters did not fight, they neutralized. Neutralized the ones who tried to attack them, books tell of three generations of undefeated Yangs. This is unbelievable for a period when martial fighting was common, we had duels.
Let us learn that in life even the greatest champion or the strongest team loses in the end. How is it possible for Yang family to stay undefeated? Yang family fourth generation grew during Chinese revolution, had to stay hidden and times of duels were over. We have the solution to our dilemma by applying and/and: Martiality and Wellness. Yi and Qi. Qi is healthy, sure, it is the energy flowing in our bodies,  we are fine when it flows, Qi Gong, Tai Chi make the Qi flow.
Qi alone is not enough, Qi is vehicled by the Yi, by Martiality.
The Yi is our mind, if it is too martial is too stiff, we get obsessive, we follow mere rules, we get inflexible, we train too much.
If the mind is not martial enough we are overwhelmed by life, we go to bed at night realizing we have not had a minute for ourselves, we are at mercy of events, we have no Yi enough to do anything.
Honors to Yang family, and/and, Yi and Qi. If you are told, we do medical Qi Gong, run, if you are told, we do martial Tai Chi, run...

Carlo Lopez

Yang family VI generation

29 June 2013

Sulla marzialità

La famiglia Yang, nei primi decenni del secolo scorso parlava di aspetto marziale ed aspetto civile: nel Tai Chi Chuan i due aspetti dovevano esserci entrambi, e/e, non o/o. Possiamo pensare all'aspetto civile come alla cura della persona, diremmo oggi: benessere, disciplina del benessere.
Se questo e/e fosse stato compreso dalle arti marziali, non avremmo tanti ex marzialisti, o sportivi, rovinati fisicamente, avrebbero dovuto tener conto della salute, propria e dei propri allievi, evitando allenamenti esasperati, inutili e dannosi.
Dall'altro lato molte forme di Qi Gong e di Tai Chi negli ultimi decenni sono divenute solo tecniche del benessere, ma non apportano tutti i benefici possibili nelle vite dei praticanti. Si, vero, le ricerche mediche parlano chiaro, queste due discipline fanno bene e le malattie che ne beneficiano son molte, pur tuttavia manca quel quid in più e sopratutto manca un miglioramento alla salute della psiche. Molti praticanti, tanti insegnanti, non hanno benefici e rimangono a livello psicologico degli esseri primitivi, coinvolti solo dal loro ego narcisistico, napoleonico. I napoleoni cadono sempre.
Questa carenza della personalità è dovuta alla mancanza di marzialità.

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Cosa intendeva la famiglia Yang per marzialità? Certo non andare in giro a spaccar la faccia agli altri, questa è la marzialità conosciuta solo al genere umano che da millenni si ammazza l'un l'altro, con ogni mezzo, dalle guerre devastanti, alle tragedie tra singoli, alle lotte in famiglia. I maestri della famiglia Yang non combattevano, neutralizzavano. Neutralizzavano chi provava ad attaccarli ed i libri di storia raccontano di tre generazioni di Yang inbattuti. È incredibile in un periodo dove il combattimento marziale era normale, noi avevamo i duelli. Impariamo nella vita che anche il più grande campione o la squadra più forte alla fine perde, come è possibile che la famiglia Yang sia imbattuta? La quarta generazione della famiglia Yang crebbe durante la rivoluzione cinese, dovette rimanere nascosta ed i tempi non erano più quelli dei duelli.
La soluzione al nostro dilemma l'abbiamo con l'applicazione dell'e/e: Marzialità e Benessere. Lo Yi ed il Qi. Il Qi fa bene, certo è l'energia che fluisce nel nostro corpo, se fluisce stiamo bene, il Qi Gong, il Tai Chi fanno fluire il Qi. Il Qi da solo non basta, il Qi è veicolato dallo Yi, dalla marzialità.
Lo Yi è la nostra mente, se è troppo marziale è troppo rigida, diventiamo ossessivi, seguiamo regole pedisseque, siamo intransigenti, ci alleniamo troppo. Se la mente è poco marziale siamo travolti dalla vita, ci abbandoniamo a letto la sera accorgendoci che non avevamo un attimo per noi stessi, siamo in balia degli eventi, non abbiamo Yi per far nulla.
Onore alla famiglia Yang, e/e, Yi e Qi. Se vi dicono, noi facciamo il Qi Gong medico, scappate, se vi dicono, noi facciamo il Tai Chi marziale, scappate...

Carlo Lopez
VI generazione famiglia Yang



06 May 2013

Il bicchiere


Il bicchiere è un contenitore, la sua utilità risiede nel fatto che è cavo, la sua funzione risiede nel poter essere riempito. La sua comodità risiede nella maneggevolezza e nel non rovesciarsi facilmente.
Alcuni bicchieri hanno poca maneggevolezza e si capovolgono facilmente perdendo contenuti preziosi e arrecando danni. Fa parte della maneggevolezza il fatto di poter essere presi con facilità, tenuti in mano con agio e bevuti con gesti aperti e diretti.
Il bicchiere è utile se non è già pieno. Se noi siamo assetati ed il bicchiere è pieno di buon vino, diventa inutile, dobbiamo svuotarlo prima. Potremmo morir di sete se non lo facciamo.
La funzione del bicchiere è quella di esser riempito nel momento del bisogno, un bicchiere vuoto è un buon bicchiere, ma un bicchiere di cui al momento non abbiam bisogno non serve, anzi è di impiccio e dobbiamo trovargli un posto e questo ha un costo economico: un bicchiere va riposto vuoto e pulito.

La conclusione è che il bicchiere è utile solo quando ne abbiamo bisogno, può essere riempito ed è facile da manovrare.

Siamo esseri umani che hanno tre sistemi: testa, pancia e cuore.
Tutti e tre sono dei bicchieri, il nostro pasto quotidiano deve essere fatto attingendo da questi tre bicchieri.

Il cervello è come un bicchiere.
Quando è troppo pieno trabocca: noi lo teniamo sempre pieno, cerchiamo vini prelibati, ma spesso abbiam bisogno di acqua e non riusciamo a svuotarlo, abbiam paura a svuotarlo così resta sempre pieno di pensieri. Vogliamo una nuova idea, una soluzione ad un problema? Impariamo a riporre il bicchiere vuoto e pulito.
Poi, come il bicchiere non deve essere rigido e non deve farci cadere ogni volta in stati di stress o depressivi, deve esser maneggevole e facile da usare, immediato.
Teniamo il nostro cervello vuoto e pulito, sarà sempre pronto all'uso, funzionale.

La stomaco e la pancia anch'essi funzionano come un bicchiere, devono esser vuoti per potersi riempire. Chi conosce il vino non riempie mai il bicchiere, anzi col vino rosso la maggior parte del bicchiere deve rimanere vuoto si da assaporarlo con più gusto: il vuoto accentua il gusto. Tale il nostro stomaco amerebbe fosse fatto con lui quando ci cibiamo di buone pietanze. Invero andrebbe sempre non riempito troppo: come il bicchiere troppo pieno trabocca, cosi lo stomaco troppo pieno cerca di traboccare col vomito.
Spesso però il vomito, la nausea non son dovuti all'eccesso di cibo materiale, ma ad altri eccessi, di impegni ed agli eccessi emotivi. In questi casi molti somatizzano sullo stomaco.

Ed il cuore? Il cuore ama essere pieno, ma anche qui i consigli sono gli stessi del bicchiere, non riempiamolo troppo e gustiamone il contenuto. Nel caso del cuore il contenuto è uno solo: amore. Un nettare prelibato. Questo è un vero nettare perché ringiovanisce, rende leggeri. Vien detto: "ho il cuore colmo d'amore". Purtuttavia noi col tempo contaminiamo il nettare con altri liquidi, non versiamo null'altro nel cuore! Il bicchiere del cuore deve rimanere incontaminato.
Molte volte si contamina irreparabilmente e noi non vogliamo versar via il veleno, magari l'altro o l'altra si rivelano poco adatti a noi, oppure sono andati via. La regola è sempre la stessa, dobbiamo svuotare e lavare il bicchiere prima di riempirlo nuovamente. Se non trovate amore, non avete svuotato il bicchiere! Assaggiate però bene il contenuto prima di buttarlo, non buttate via nettare prezioso!
Quante persone non si accorgono di avere il bicchiere del cuore, quante altre di avere accanto nettare puro per riempire il proprio bicchiere ed invece cercan qualche marca speciale che in realtà non esiste.
Spesso poi si continua a bere tutta la vita veleno che sembra nettare...

Ricordate, siamo soddisfatti solo se regolarmente beviamo dai tre bicchieri, ci si ammala se non si segue questa regola.
Se beviamo solo il bicchiere della testa, del lavoro, un giorno finiremo per pentircene. Anche chi beve amore prima o poi deve toccare cibo!

Per finire vi è l'annosa questione del bicchiere mezzo pieno e del bicchiere mezzo vuoto. Molti amano dire: "Io vedo il bicchiere mezzo pieno", e qui si sbaglia, se vedo il bicchiere mezzo pieno vuol dire che invero si desidererebbe il bicchiere pieno. Ci si vorrebbe ingozzare, ma si fa di mal comune mezzo gaudio!
Quel che ci viene versato nel bicchiere è sempre la dose giusta, capire perché è un nostro problema...

Ben diceva l'antico saggio taoista Lao Tzu: l'utilità del bicchiere sta nella sua parte cava.

17 October 2012

Capelli rossi

Era graziosa
senza età
più che altro una bimba
Le sue mani mi tiravano
un tirare profondo, amorevole.
Mi amava...
ancora non so perché
i suoi occhi scintillanti
fermi nei miei.
Dammi la tua mano
camminiamo assieme
un altro po' di strada ancora

Red hair

She was gracious,
no age at all,
most a baby.
Her hands used to pull me,
deeply pulls, loving pulls.
She loved me so...
I still don't know why,
her shining eyes,
firm in mine.
Give me your hand,
let's walk together,
one other mile

08 October 2012

La ricerca interiore

Un tempo vi era più ricerca interiore, non era facile, si doveva andare lontano, in Cina, in India. I pochi libri erano oscuri, il Tai Chi sconosciuto come le pratiche alchemiche taoiste. Ora tutto è molto più alla portata di tutti, il panettiere può essere quel maestro che si cercava nel lontano oriente, magari dentro una grotta o su monti sperduti; ora si trovano persino corsi gratuiti di 1000 pratiche esoteriche, sul web girano email su email dei più svariati trip possibili, eppure la ricerca interiore non è aumentata. Fa moda, è in, meglio terapisti di Tuina che Dottori on corsia. Anni addietro era un mestiere ambito, ora non più, si diventa operatori Shiatsu o Naturopati. Master Reiki suona molto meglio... La ricerca interiore non è questo, le DBN sono tecniche utili alla ricerca interiore, ma hanno perso il loro senso, chi le usa le carica di significati falsi, presuntuosi, di rivincita sociale. La ricerca interiore apre la mente, ci fa vedere tutti i meccanismi della psiche: dobbiamo essere spietati con noi stessi e cogliere la nostra ottusità sociale e gli aspetti del sé luciferino che attraverso la nostra vanagloria ci spingono a far di noi degli operatori DBN mentre non siamo migliori dei prezzolati politici o dei sedentari bancari.

19 September 2012

L'oppio dei poveri di spirito

I mussulmani si offendono facilmente per un paio di vignette cretine ed un film ridicolo che prende in giro Maometto. Si scatena la violenza, sangue e morti: può Maometto aver insegnato ad uccidere per così poco? Che religione è una religione che sfocia nel sangue?
E' evidente che no: il credo religioso è usato come pretesto, i motivi reali sono i secoli di dominazione che gli occidentali col tutta la loro boria fascista hanno imposto, inglesi, francesi e gli altri paesi, persino gli italiani nella loro piccola vanagloria.
Meglio quindi che paesi che si sono macchiati di dominazione su stati, temporaneamente più deboli, evitino stupide provocazioni che non hanno senso. I vignettisti farebbero bene a fare satira sul cristianesimo, la religione nostrana che ha appestato il mondo con guerre e massacri. Oppure sulla croce, simbolo di morte che cerchiamo di esportare in ogni posto dove andiamo, costretti a subirla in scuole e tribunali e appena qualcuno osa dire che forse andrebbe portata "internamente" come atto di fede per chi crede in essa, subito si levano grida e strepiti dei bigotti che pullulano fra noi.
Un consiglio al reverendo che brucia Corani facendo morti da altre parti del mondo con le sue gesta, perché non imita i buddisti coraggiosi che si immolano e non brucia se stesso?

07 September 2012

L'illusione finale

Succede sempre, quando un amore, se era amore, finisce, si creano illusioni in chi ci rimane aggrappato.

Oppure non è illusione, ma profondo dolore perché l'altro nega l'amore?

29 August 2012

La valle oscura

Lao Tzu la chiamò la valle oscura
arrivò il tuo orgasmo
ecco la valle
da quell'attimo iniziò
pienezza e gioia
scintille divine
era lunga
oscura si, ma stelle brillavano
passò il tempo
arrivò il mio orgasmo
il termine della valle
ci addormentammo beati

16 August 2012

Cappuccetto Rosso

E' evidente che la fiaba di "Cappuccetto Rosso" si riferisce ad un profondo conflitto donna-uomo.
Da un lato tre generazioni di donna, la madre, la nonna e la figlia Cappuccetto Rosso, dall'altro un binomio, il lupo, il cacciatore.
Il lupo è quella parte ombra del nostro essere, vissuta come carnivora e assetata, di rabbia, di sesso.
Cappuccetto Rosso siamo il noi in cui sentiamo di esistere, nessun maschietto si è mai non sentito identificato con lei a causa del personaggio femminile.
Il cacciatore è il lato "buono" del binomio Yang, coincide col padre castrato dall'aspetto "lupo".
Nella fiaba nonna e Cappuccetto sono "mangiate" dal lupo cattivo, è un desiderio, nella fiaba solo la madre non corre rischi, ma lei si che è "mangiata" dal lupo quotidianamente essendo la legittima moglie del padre.
La fiaba ci rivela il desiderio-timore di essere "mangiati" dal lupo-padre e la constatazione che da "vecchi", la nonna, non lo saremo più, col rischio di avere solo un momento della vita completo della sua "animalità", una vaga età di mezzo che spesso finisce troppo presto.
Il cacciatore uccidendo il lupo, "si spara", perde la sua parte animale, che torna a nascondersi pericolosa nell'ombra; una fiaba "rossa", sangue, uccisione, violenza portati dal cacciatore, il lato Yang scisso dal lupo il quale é vero che si "mangia" Cappuccetto Rosso e la nonna, ma queste poi in verità non le ha affatto uccise. Il "mangiare" si riferisce al forte transfert anche sessuale dell'infanzia per il genitore di sesso opposto ed al timore che da anziani si ritorni di nuovo nella condizione di perdere il proprio lupo, la propria energia sessuale.
Un testo scritto di getto che abbisogna di una stesura più chiara nel tempo.