L’Odissea è un incessante dialogo fra essere umano e dèi. Il punto fermo è il continuo rimembrare dell’eroe dell’esistenza dell'elemento spirituale: attraverso l’interazione, il dialogo, l'ascolto della divinità di turno, l’eroe riesce ad affrontare e superare i molteplici perigli che invece bloccano il comune mortale.
Un perfetto esempio lo troviamo nel capitolo quattro: Menelao, di ritorno da Troia, è disperato perché si trova con navi e uomini bloccato sull’isola di Faro. La disperazione smuove l'umano dal suo piedistallo e lo porta a cercare aiuto. Menelao inganna e blocca una divinità del mare, Proteo, per ottenerne consiglio.
Per entrare in contatto con Proteo, Menelao deve immobilizzarsi ed entrare nella pelle di una foca. Fa Acqua, scende, si acquieta, muta forma. È il classico viaggio negli inferi che ogni eroe compie: Ulisse, Enea, Dante. Il non eroe — Achille, Agamennone, Ettore, Paride, ma l'elenco è lunghissimo e arriva sino ai nostri giorni — non ne è capace, non sa fermarsi, non sa "tornare indietro". Conosce solo l’azione, non ha l'intelligenza necessaria a comprendere la "non azione". Questa divinità non si concede a un comune mortale e Menelao deve dimostrare di essere degno del dialogo; deve restare fermo nel suo intento mentre la divinità cerca di sfuggirgli mostrando le sue molteplici forme: legno, acqua, fuoco, metallo e Terra. L’eroe è completo e centrato durante l'incessante mutare delle forme della vita.
Una volta entrati in contatto con lo Spirito, tutto diviene facile e Menelao ottiene tutte le risposte alle sue domande: viene a conoscenza della morte del fratello Agamennone, dell'esilio di Ulisse e che deve tornare in Egitto e offrire quei sacrifici alle divinità che aveva totalmente dimenticato alla sua prima partenza. Torna indietro e questa volta, in breve, arriva a casa sano e salvo. Il sacrificio agli dèi è il momento “meditativo” che distingue l’eroe dal comune mortale. Da notare l'aspetto del ”tornare indietro”. L’eroe lo fa. Vediamo mai un tornare sulle proprie decisioni e scelte errate di scienziati e politici dopo la pandemia o guerre? No, mai, perché fra questi potenti di turno non esistono eroi.
I poemi omerici vogliono mostrare la differenza fra eroi e comuni mortali. Nello stesso capitolo quattro, la moglie di Menelao, Elena, si mostra eroe quando riconosce i suoi passati errori e compie un'azione meditativa e di cura sugli ospiti, che in quel momento erano tristi e straziati nel raccontare le tante vite perse nella guerra di Troia. Dà loro il Nepente, una pozione che fa entrare i suoi ospiti in contatto con lo Spirito, andando oltre i tormenti dell’ego. Durante gli anni di esilio ha studiato la scienza delle erbe e della cura con una maestra, Polidamna.
L’eroe si cura degli altri.
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