Per tutta la vita ho combattuto qualcosa: mio padre, mia madre, le mie sorelle, i miei fratelli, me stessa...Ho combattuto gli ideali imposti dalla cultura, dalla generazione nelle quali sono cresciuta. Ho combattuto l'amore. Ho combattuto così tante cose che mi sono state instillate, col solo effetto di seppellirle dentro di me ancora più profondamente. Così tanto di ciò che mi è stato offerto a cuore aperto io l'ho combattuto con un cuore chiuso. Forse (perchè) mi sono sempre sentita minacciata e volevo evitare di essere vulnerabile. Mia madre mi ha sempre detto, no, mi ha supplicato, di diventare questo o quel tipo di donna e a ogni svolta mi domandavo - è questo che vuole mia madre? Mi implorava di non essere debole, o vulnerabile, di essere indipendente e forte, di non essere influenzabile e che non ci si approfittasse di me. La mia difesa è sempre stata combattere, fuoco contro fuoco. La mia difesa era non fidarmi e tenere il cuore chiuso.
E' forza questa? E' invulnerabilità? E' stato futile, sempre futile. Un momento di vittoria, forse, per una vita di dolore. Cosa importa che per una volta io abbia potuto levare dal viso di mio padre quello sguardo compiaciuto se questo dopo mi ha dato solo dolore? E invece evitare, ignorare il combattimento e il dolore? Piegare il capo, voltarmi dall'altra parte non ha fatto che aggiungere dolore in seguito. ACIM dice che la miglior difesa è nessun attacco potenziale. Quale migliore difesa dunque, se non capire che...non c'è lotta - nessuna.
Momento per momento, le disfo, le disperdo, le elimino, apro gli occhi e guardo oltre l'illusione. In uno show ho sentito dire che essere coraggiosi vuol dire non arrendersi mai, continuare a combattere. Ma no - essere coraggiosi è lasciare la lotta e abbracciare l'amore. Davanti al buio di ciascuno, essere coraggiosi è guardare oltre quel buio e avere fiducia nella sua luce. Per me essere coraggiosa significa credere in Dio, soprattutto quando l'ego mi urla nelle orecchie.