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Mente, diaframma, corpo

Negli ultimi anni lo studio ultra trentennale del Tai Chi e del Qi Gong della International Tai Chi Chuan Association, scuola fondata dalla ...

28 February 2015

L'allieva

Tornasti
Due settimane mancasti
Il sorriso radioso per la lezione vicina
Ti baciai contento di vederti

Profumo, non me n'ero accorto
Annusai il mio respiro

Quella sera la lezione, lieta
Ti ringraziai con questi versi

27 February 2015

Il labirinto del Fauno


Consiglio questo film a chi è interessato a comprendere meglio la vita. Il regista Del Toro ci mostra, grazie alla protagonista, Ofelia, una bimba non ancora ragazzina, la separazione fra il mondo dell'ego ed il mondo interiore, il mondo dello spirito.


Ofelia non accetta il mondo dell'ego, rappresentato da due genitori ben radicati in questo mondo, il padre, uno spietato capitano franchista (il vero padre è un sarto, un uomo che cuce, un creatore, morto e sepolto nel mondo dell'ego, che è capace solo di distruggere) e la madre, una donna attratta dai bei vestiti e dalle apparenze e cerca, attraverso la lettura dei suoi libri di fiabe, una comprensione diversa. La richiesta viene esaudita, incontra un fauno di pietra, di pietra è la comprensione dell'umanità del mondo interiore.


Ofelia risveglia questo mondo rimettendo a posto l'occhio del fauno che era "caduto". Adesso Ofelia ha la visione interiore aperta, ha riequilibrato Yin e Yang, e una fatina conduce Ofelia nel labirinto, il labirinto della vita, e la guida sino al centro di se stessa. Qui c'è il fauno, un essere visto da Ofelia in maniera ambigua. Il mondo interiore fa paura, non è ben compreso, il lato ombra sembra a chi vive nell'ego spaventevole, Dio è cattivo, vendicativo, esigente.


Il fauno propone ad Ofelia tre prove, se le supera diventerà la principessa che un tempo fu, diventerà se stessa. Le tre prove sono per i nostri tre mondi, testa, cuore, pancia. Semola le affronta nella "Spada nella roccia" per diventare Re Artù, diventa pesce, uccello, scoiattolo.


La prima prova è per la pancia e viene ben superata. Ofelia striscia all'interno di un enorme albero secolare per salvarlo. Striscia, è capace di mettersi nella posizione orizzontale, quella dove non si ha paura, dove il diaframma si apre, ben conosciuta ai praticanti di Tai Chi della Itcca Italia. Il regista con molta intelligenza filmica e interiore ci mostra il vestito bello, che Ofelia giustamente si è tolta durante la prova, orgoglio della madre, distrutto dal fango e dall'acqua; sono elementi della pancia, dei reni. Ofelia ha scelto, non indosserà stupidi orpelli costrittivi, ha scelto di poter muovere il corpo liberamente durante la propria vita. Quante persone purtroppo non fanno questa scelta e costringono se stesse in posture rigide che inevitabilmente portano ad acciacchi vari? Quando arriva un mal di schiena, fermatevi e considerate che state fallendo questa prova.


La seconda prova purtroppo per lei Ofelia la fallisce, è la prova della testa. C'è tanta bella frutta, Ofelia-testa è attratta. La testa è attratta da tutto, siamo in un mondo dispersivo, quante belle cose ci sono da fare, da vedere: si chiama consumismo. È la nostra società che fallisce continuamente questa prova, invece di fare le cose che veramente ci piacciono e fanno bene, siamo dispersi in sciocchezze. Un essere mostruoso viene risvegliato dal fallimento di Ofelia. È senza occhi, ci ricorda Polifemo, il gigante con un unico occhio. Polifemo rappresenta bene il mondo della testa, il terzo occhio, l'occhio famelico e fagocitante che tutto divora quello che trova. Polifemo è l'emblema del nostro moderno spettatore col telecomando in mano davanti alla tv o seduto davanti al pc. Ulisse riesce a sconfiggerlo, lui si che supera questa prova.


Ofelia comunque si salva e riesce a chiudere la porta, riesce a spegnere il terzo occhio, ma perde il collegamento con lo spirito, col Fauno. Adesso il mondo dell'ego diventa padrone e la violenza del film aumenta. È il mondo del padre testa: belle le inquadrature del capitano che si rasa con lo specchio davanti, perso nel suo narcisismo e sin tentato di tagliarsi la gola. Vuol restare solo testa e la testa senza cuore è un mostro spietato ed il capitano lo è.

Ofelia, disperata, riesce a ritrovare il collegamento col Fauno; evidentemente ha chiesto, sempre se si chiede arriva aiuto dal mondo dello spirito. Il Fauno, che ora sembra il diavolo, - a chi è scisso e conosce solo lo Yang, lo Yin fa terrore, ben lo sapevano i nostri uomini di chiesa che mettevano al rogo le donne... - le offre la prova del cuore. È la prova del cuore e Ofelia brillantemente la supera: sacrifica il suo ego per salvare il bambino interiore rappresentato dal fratellino appena nato.
Il mondo dell'ego scompare. È simbolicamente mostrato dal nostro regista dalla morte della madre, del padre e della stessa Ofelia, oggetti interni distruttivi. Resta la vera Ofelia con i suoi veri genitori interni, le due colonne della vita, il nostro lato sinistro e il nostro lato destro, regina e re.

26 February 2015

I benefici del Qi Gong della famiglia Yang

La famiglia Yang è universalmente nota  per il suo Tai Chi, per la sua forma: la "Forma Yang".



È però meno nota per il suo Qi Gong. Il motivo è semplice, il Qi Gong è il motore del Tai Chi, la sua essenza, la sua anima, e in tempi passati i maestri cinesi non divulgavano volentieri i segreti della loro arte. Forma si, la si insegnava, l'aspetto marziale si, ma quello che valeva, che faceva la differenza, che li ha resi la " famiglia invincibile", no, questi "segreti", i segreti del Qi Gong, era meglio tenerli in famiglia, tramandarli di padre in figlio.


Ad una famiglia marziale come fu la famiglia Yang contava l'efficacia, senza efficacia non sarebbero rimasti per tre generazioni imbattuti e ben sapevano che se una cosa è veramente efficace lo è anche a livello di benessere: Yang Chen Fu, la "terza generazione" della famiglia Yang, comprendendo questo, cominciò a divulgare il Tai Chi di famiglia in tutta la Cina con questo scopo.


Yang Sau Chung, suo figlio, "quarta generazione", il fondatore della nostra scuola non ebbe figli maschi, da qui la decisione di tramandare i segreti del Qi Gong alle figlie e ai tre discepoli.


In Europa siamo fortunati, uno di questi tre discepoli, il Gran Maestro Chu King Hung, "quinta generazione" della famiglia Yang, ha rivelato nei decenni del suo insegnamento pubblico questi segreti: Qi Gong, Yi Gong, Esercizi Taoisti, Meditazione, Massaggi Taoisti.



Carlo Lopez, "sesta generazione" e Patrizia Roberti, maestra di Tai Chi e di Qi Gong, insegnano tutta la profondità dei 6 Qi Gong e dei legami con i trigrammi taoisti; dei 5 Yi Gong, i 5 elementi della medicina cinese, dei legami con i 5 blocchi energetici con connessioni ai 7 Chakra e ai 5 tipi caratteriali di W. Reich; dei 24 esercizi taoisti e del profondo lavoro sul diaframma, reso possibile dalla stupefacente profondità di tali esercizi; della meditazione, con l'approfondimento della "Valle Taoista", il nostro spazio sacro.

24 February 2015

La voglia o non voglia di fare Tai Chi

Allieva - F.

Capita anche ad altri? Io più faccio Tai Chi e più lo farei, e meno lo faccio, e meno lo farei.
E' come se fosse una lotta: il Tai Chi mi affascina e mi piace, più mi avvicino e più mi convince, ma non appena qualcosa mi distrae o mi impedisce di praticare, subito una parte di me coglie l'occasione per allontanarsi.
E riavvicinarsi è sempre difficile.
Adoro le lezioni, ma ogni volta mi devo forzare per venirci. Ma perché, mi chiedo.
Tanti anni, e ancora non mi sono decisa a dire di sì a questa disciplina.
Eppure sento che per me è essenziale, il Tai Chi è l'unico ossigeno e spazio che do ad alcune parti vitali di me. Non potrei stare senza.
Non so.

Maestro

E' semplice, in noi esistono due istanze, l'ego e noi.
Ieri ho scritto questo: Sui benefici del Tai Chi e del Qi Gong e della Meditazione
Il rallentamento permette di entrare in se stessi, questo è l'effetto che senti e si sta bene in se stessi.
Il problema è l'ego, questo non vuole che tu stia bene, e lotta contro.
Se non fai Tai Chi entri nell'ego e allora non è facile uscirne e tornare a far Tai Chi.

Allieva F.

Interessante. Nel mio caso, penso sia vero, infatti a volte quando pratico la forma mi dimentico di tutto, me la godo e basta.
Però obietto: non pensi che anche nella pratica di una disciplina "spirituale" ci possano essere importanti aspetti egoici? Ad esempio, se pratico pensando che voglio diventare brava, voglio imparare, voglio voglio voglio... non è sempre l'ego?

Maestro

Certo, infatti l'ego si introduce sempre, è un tiranno, non vuole altro, altri. Epperò dolcemente il Tai Chi, che non c'entra nulla col bravo, bello dell'ego, riporta dentro e lo spirito gioisce.

22 February 2015

Sui benefici del Tai Chi e del Qi Gong e della Meditazione

Quando iniziai a praticare il Tai Chi era il 1983. Giocavo a calcio in campetti di periferia con gli amici, ero appassionato di sport sin da ragazzo, dovevo muovermi, a 17 anni ero stato campione italiano juniores di corsa campestre con la squadra della Pro Patria, correre era faticoso, si correva nel traffico attorno a San Siro e all'ippodromo, smisi.
Mi sposai troppo presto, a 21 anni: dovetti trovarmi un lavoro, lo sport lo lasciai perdere.
Un giorno guardando la bilancia superare i 100 chili capii che qualcosa non andava, dovevo ricominciare a fare del movimento. Salii in bicicletta con mio cognato verso la Brianza, quasi mi venne un infarto. Lasciai perdere il ciclismo nonostante la bicicletta fosse stata il mio mezzo di locomozione preferito; in città, a Milano, volavo sopra strade sconnesse, binari e scivolavo in mezzo al traffico per raggiungere gli amici al cinema di turno o per andare a scuola.
La mia cultura sportiva era bassissima, negli anni capii che la cultura sportiva dell'intero Occidente è inesistente. Ancora oggi nel 2015 è molto scarsa, gli stessi medici non conoscono se stessi pur conoscendo ogni nome di ogni parte del proprio corpo. Troppa enfasi sul corpo.
Cominciai a leggere libri sul jogging, consigli utili, non forzare, soppesare le proprie capacità, andavo la mattina al Parco di Monza, bello, correvo senza vedere nessuno per un'ora, è un parco vasto, ferito si dal campo di Golf, dall'autodromo, dalle strade che la deturpano con la loro regolarità, ma è vasto.
La domenica mattina invece, era riservata alla partitella di calcio, il calcio è bello da praticare, molto divertente, ma vedevo i miei amici rovinarsi, i.campi erano duri, pericolosi, Luciano con la spalla che ormai gli scendeva ogni volta, Vladimiro con le ginocchia a pezzi. Un giorno anche io ebbi l'incidente: un occhio colpito da una gomitata assassina di uno sconosciuto, capitato lì per caso, una domenica mattina qualsiasi. Ospedale, intervento sulla retina: lei ora deve star fermo, immobile. Fermo? Ci provai, le ore passavano lente in ospedale, soffrivo, non sapevo cosa fare, era un inferno stare lì. A casa andava meglio, ma l'occhio era praticamente andato, un cerchiaggio, una parte della retina tolta, visibilità quasi zero. Stop col calcio, ma stop anche con il jogging, i miei autori erano morti correndo, lo stesso inventore del jogging era morto a 52 anni d'infarto. Nessuno lo sa, ma anche l'inventrice dell'aerobica, tanto in voga a quei tempi, Jane Fonda, ha avuto un infarto.

Cosa potevo fare? Decisi di approfondire i miei studi sullo Yoga; avevo da anni un paio di libri e mi affascinava. Iniziai con Maurizio Morelli, era il 1982, andai avanti due anni, mi piaceva stare sulla testa, lo trovavo incredibile, sconvolgeva il mio mondo e le meditazioni erano affascinanti, ricordo ancora quella con la luce blu per la gola; ma la mia schiena impazziva, uscivo piangendo e smisi: comunque avevo scoperto il Tai Chi. Era il 1983, il mio amico di gioventù, Walter Russo, attualmente allievo diretto di Yang Ma Lee, figlia del fondatore della Itcca, mi invitò ad una lezione del compianto Maestro Ermanno Cozzi, allievo diretto di Yang Sau Chung.

Erano i primi anni del Tai Chi in Italia, quasi totalmente sconosciuto nel nostro paese. Ermanno mi fece sedere a guardare la lezione, restai profondamente colpito, ecco, questo è quello che farò da grande, mi dico. Avrei cominciato subito, ma Ermanno era un puro, no, puoi cominciare ad Ottobre, quando ricominciano i corsi. Rimasi un po' sconcertato e andai subito alla libreria Hoepli, allora era l'unico accesso al mondo, niente Web, niente Youtube. Tai Chi? Provi fra le Arti Marziali mi dissero. Fui fortunato, trovai il libro di Muradoff, ballerino persiano che a Roma si era messo ad insegnare Tai Chi. Aspettando la mia prima lezione cominciai a copiare i gesti delle sue foto, aveva i pantaloni a zampa d'elefante...


Questo articolo voleva essere un trattato sul perché il Tai Chi fa bene, ne è venuto fuori una auto-biografia, credo vada bene, ho sperimentato su di me i benefici del Tai Chi: la mia schiena è mille volte più a posto ora che ho 59 anni di quando ne avevo 24, i miei occhi non si lamentano, le ginocchia rovinate dallo sport reggono. Ebbi un intervento, un dieci anni fa, sull'altro occhio a causa di un'infezione dovuta alle lenti a contatto morbide, nessuno vi viene a dire che sono molto pericolose nell'acqua di mare. Aver imparato col Tai Chi a star fermo mi permise, questa volta, di restar immobile a letto in ospedale per una settimana e l'occhio guarì contrariamente alle previsioni mediche. Naturalmente portavo il Qi verso la pupilla costantemente per guarirla.

Nel 1983 quando iniziai a praticarlo non c'erano ricerche scientifiche sul Tai Chi e sul Qi Gong, oggi sono più di 1000. Perché fa bene? La risposta che mi sono dato è: la lentezza.
Rallentare porta sanità. Rallentare il corpo, rallentare la mente, non si possono dissociare.
Rallento e respiro, rallento e vivo, rallento e medito. Ovvero, non c'è molto da dire, i benefici del Tai Chi e del Qi Gong e della Meditazione (tre nomi per una sola cosa) sono dovuti alla lentezza.
Gli antichi Taoisti avevano studiato gli animali più lenti e compreso che, come la Tartaruga, i più lenti sono i più longevi.

Sulla morte

Tutti hanno paura della morte, chi più, chi meno.

È l'ego che ha paura di morire, abbiano paura di perdere noi stessi.

 Epperò vogliamo in fondo essere diversi, migliori, non vogliamo essere il nostro ego.

 Allora, se muore l'ego, che paura abbiamo?

20 February 2015

Uccellino

Nel 2008 scrissi una favola in inglese. Il protagonista maschile era un mago, Lao, mentre la protagonista femminile un angelo, Kallystra. Lao vede Kallystra dietro un muro e se ne innamora, vede in lei l'angelo, enormi ali blu. Kallystra si fa convincere dall'amore di Lao e comincia a comprendere il suo reale stato, non più un piccolo uccellino in gabbia come pensava, ma una donna, amabile, amata.

Lao pieno di fiducia la invita ad andare con lui, lei sembra pronta, ma è ancora indecisa e passa il tempo e più passa, più ritorna ad essere un uccellino in gabbia. L'esito triste vede Lao e noi lettori andarsene col cuore gonfio di tristezza.

La favola invero era una storia vera, anzi di storie vere così c'è ne sono molte, persone che si identificano con un piccolo uccello in gabbia, un amore che sopraggiunge a liberarle; quasi sempre l'occasione sfuma portando tristezza.

Lo sprovveduto era Lao, troppo pieno di sé, arriva e crede di compiere il miracolo, crede di salvare il povero uccellino in gabbia, riempie il suo ego per l'azione narcisistica. Invero l'uccellino si è inventato una trappola, una geniale trappola per gli ignari e tronfi Lao che ci cascano sempre: è Lao che finisce in gabbia.
Il premio del narciso, premio che sempre porta alla depressione, alla fine è dell'uccellino che sfoga sul Lao di turno, irrisolti odi per uomini e donne del suo passato.
Non stimoliamo il nostro aspetto da uccellino, quello che si commuove per sciocche frasi o video strappalacrime da Facebook. Uccellino in noi si ciba di sentimentalismo, non di amore.

Ps
Un bell'esempio dal passato è il caro Titti alle prese col gatto Lao-Silvestro, questa serie di cartoon ci insegna che i due protagonisti sono sempre in lotta, e che lo sciocco Silvestro perde sempre.
Ci si identifica con il povero Titti senza veder che è una piccola iena...

13 February 2015

La Febbre

Quando giunge la febbre, chi l'ha, chi gli sta vicino, i dottori stessi, si lanciano in una guerra per abbatterla. Tachipirina a volontà, un tempo era aspirina, poi rivelatasi nociva.
La tachipirina è l'amica, la febbre la nemica.
Che abbaglio! La nemica è la malattia, la febbre è l'amica, quella che arriva in aiuto contro gli agenti patogeni.
La febbre normalmente è benefica sino ai 40 gradi, sembra che oltre i 39 distrugga persino le cellule tumorali.

Quando arriva la febbre aiutiamola, sdraiamoci a letto, immobili come gli animali o i bambini piccoli; la febbre chiede questo, non muoviamoci, godiamo questo momento di "Non fare", così naturale in natura. Più siamo capaci di far questo e prima guariremo, freschi e rinnovati. In alternativa prendete la tachipirina, andate subito a lavorare e trascinatevi per tutto l'inverno malati.

11 February 2015

Tàaroa

Tàaroa, il Creatore di Ogni Cosa, abitava in una conchiglia.
Questa conchiglia sferica, simile ad un uovo, girava nello spazio infinito.
Non esisteva né cielo, né terra, né luna, né stelle.
Poi Tàaroa con una scossa uscì dalla conchiglia e trovò solo oscurità e silenzio.
Era completamente solo
e decise di ritirarsi in una nuova conchiglia per molte eternità.

Quindi intraprese la sua opera di creazione.

Con le conchiglie creò il Cielo e la Terra, poi scosse le sue piume rosse e gialle che cadendo sulla Terra presero la forma di alberi, di foglie e mazzi di piantaggine.

Mito delle Isole della Società, Oceano Pacifico

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Taroa è completamente in sè, non ci sono mancanze così può creare qualsiasi cosa.
Non essere sempre attivi per essere creativi, di notte, ad esempio, entriamo nella conchiglia di Taroa, immobili, senza pensieri, senza stimoli.
È il principio della perla.