Le poche volte che faceva la forma con noi i nostri sguardi spiavano ogni suo gesto: ricordo ancora la fluidità assoluta della sua forma, dopo trent'anni non ho incontrato nessuno più fluido. Era però alquanto parco, io, avido di qualsiasi cosa riguardasse il Tai Chi Chuan mi recavo alla libreria Hoepli di Milano ad ordinare testi provenienti da oltre l'Oceano, speranzoso di insegnamenti e notizie riguardanti la mia appassionante arte. Libri poi inutili, forme strane, consigli persino errati (non perdete troppo tempo a seguire i libri di Tai Chi e Qi Gong).
Partiamo pieni di entusiasmo, e pieni di timidezza per la nostra pratica ancora inadeguata, ero al secondo anno, non conoscevo ancora tutta la forma.
Passiamo la Svizzera, entriamo in Germania, ecco Lindau, bella cittadina sul lago omonimo, ci addentriamo per pochi chilometri nella campagna bavarese, ecco il posto, la Humbold House, immersa nella natura, struttura bassa, costruita per ospitare stage, un posto incantevole. Frieders Anders ci accoglie, completiamo l'iscrizione, mi viene mostrata la bella camerata dove dormirò su un letto a castello, giusto il tempo di cambiarsi, alle 15 inizia la prima lezione, correzione della forma. Mi avvio con la mia inadeguata tuta grigia in mezzo a tedeschi molto più in tema nelle loro divise da Tai Chi scure con polsini e colletti bianchi. Ecco la luminosa sala ed ecco, silenzio, entra il maestro... Che meraviglia, comincia a spiegare tutto, in due ore ho compreso i miei due anni di Tai Chi e ho capito che i maestri cinesi parlano contrariamente a quel che Ermanno Cozzi soleva dire.
Esco dalla mia prima lezione col maestro Chu entusiasta e mi siedo nel locale adibito a caffetteria, ero ignaro di quel che mi stava per capitare, vi entra anche il maestro, sudo freddo, non c'è nessun altro li dentro e si compie quel che mai mi sarei aspettato: Chu King Hung si siede al mio tavolo e mi rivolge la parola nel suo stentato inglese di allora. Letteralmente sudo freddo, mi chiede da dove vengo, la mia timidezza mi paralizza, blatero qualche scusa e scappo in camerata a nascondermi nel mio piccolo quadernetto che sarà riempito di appunti dello stage.
Forse non ringraziai allora il maestro per essersi seduto con me, per aver divulgato il suo sapere, ora è il momento di farlo, grazie maestro.
